Come si usa dire in questa giornata, è arrivata la festa che si porta via tutte le altre: l’Epifania. In linea con gli ultimi due articoli pubblicati, anche nel terzo e ultimo pezzo di questa “triade festiva” il mio scopo non è tanto quello di addentrarmi in ricorrenza religiose e/o in credenze popolari ma riportare il mio punto di vista a chi sta leggendo queste righe, che spero possano regalare interessanti spunti di riflessione e qualche minuto di piacevole compagnia. Passato il Natale accompagnato da un grande (per i più) momento di attesa e preparazione (soprattutto per chi ha a che fare con i bambini), e messo in archivio l’ultimo giorno dell’anno con fervida trepidazione manco il giorno successivo desse il via ad una vittoria certa della lotteria, arriva questa festa che tanti snobbano ma che probabilmente ha origini anche più antiche delle altre due appena passate. Personalmente mi piace pensare che questa giornata, legata alla venuta dei Re Magi per la religione Cristiana e alla Befana a livello popolare non sia altro che un segno di svolta, di rinnovamento e di rinascita. Dico questo perché almeno nelle mie zone in Veneto la sera precedente a questa giornata si usa bruciare “la vecia” (la vecchia) anche detto “pan e vin” (pane e vino) proprio per sottolineare sin dai tempi antichi con quanta semplicità si accompagnasse questo rito propiziatorio per l’anno nuovo. Pane e vino infatti erano bene o male qualcosa che tutti potevano avere e condividere, dunque lo si usava fare. Ora, pur non essendo tutti lavoratori della terra ci accorgiamo che questa tradizione, questo auspicio, torni a richiamare un po’ quello che ci siamo detti e che auspicavamo avvenisse lungo tutto il percorso di queste feste invernali da calendario.

Il Natale di per sé dovrebbe aver dato i suoi frutti donando quei tanto importanti gesti gentili, atti a migliorare prima se stessi e poi chi abbiamo accanto; l’inizio dell’anno nuovo dall’altra parte la speranza e la volontà di cambiare le cose ripartendo nel migliore dei modi. Oggi (meglio ancora da ieri notte) avere il “coraggio” e la volontà di eliminare una metaforica vecchia parte per lasciare spazio a ciò che di nuovo verrà significa non poca cosa. Anzi mi correggo perché ho sbagliato termine: non eliminare, ma archiviare il vecchio trasmutandolo poi nel gesto materiale di bruciare, nel vero senso della parola, ciò che deve pian piano lasciare spazio alla primavera. Quindi, se ogni anno siamo sottoposti a confrontarci con queste situazioni che ci propongono così tanta profondità, perché non riusciamo ancora a sensibilizzarci a dovere? A sensibilizzarci nei confronti del nostro benessere (soprattutto mentale) e verso tutto ciò che ci ospita e che ci circonda? La vita alla fine è una ruota che gira, non sempre nello stesso verso ma in maniera inesorabile. E ciò non significa che la rotazione di questa ruota sia infinita, anche se sembra di aver davanti un numero illimitato di Natale o Befane o ultimo/primo dell’anno. Lo sforzo va fatto nell’unico momento che ci è dato di vivere e di decidere, ossia l’oggi. Non voglio risultare pesante o oltremodo ripetitivo perciò mi fermo qui, nella speranza che in qualsiasi modo abbiate passato queste feste siano state per voi bagaglio di crescita e di miglioramento personale.