DUE GIORNI A NATALE

“Due giorni a Natale” non è il titolo di un thriller che sta spopolando su Netflix ma la giornata di oggi, ovvero quel giorno chiamato antivigilia! Cosa succede in questo periodo dell’anno? Ma soprattutto: dobbiamo aspettarci qualcosa in particolare da esso? Sta a noi onorare in qualche modo il momento o è giusto “subirlo” passivamente? Ogni santissima volta (e per qualcuno l’aggettivo è azzeccatissimo) arriviamo alla fine di dicembre cercando di vivere al meglio l’atmosfera che si respira qualsiasi siano gli ambienti che frequentiamo, al netto del pensiero che abbiamo in merito alle festività e al di là del proprio modo di vivere. C’è chi infatti per partito preso non concepisce e di conseguenza non digerisce il clima di gioia e di attesa per una festa che non sente propria e che abolirebbe volentieri dal calendario; poi ci sono tutti gli altri, oserei dire la maggior parte delle persone, ovvero quelli che per motivazioni religiose o anche solo di tradizione vedono questo momento come un abbraccio da fare a sé stessi e a chi si vuole bene. Se dovessimo calarci nel contesto storico, etico e morale che stiamo attraversando, ogni anno e sempre di più avremmo mille motivazioni che non ci permetterebbero nemmeno lontanamente di preparare e godere di festeggiamenti e celebrazioni. Il mondo sta andando in una direzione a dir poco non proprio confortante, ci sono troppe persone che soffrono senza nemmeno sapere il perché e la differenza tra “periodo di festa” e non è l’ultimo dei loro pensieri. Ma purtroppo (o per fortuna a seconda dei punti di vista) noi esseri umani, nella continua rincorsa di una serenità interiore difficile da raggiungere, tendiamo a ricercare delle piccole “finestre temporali”, degli istanti nei quali fermarci dedicando anche solo un gesto in più nei confronti di chi amiamo. È qualcosa di spontaneo, che si innesca nel momento in cui ci si guarda dentro, cercando di portare nel concreto lo spirito che dovrebbe poi essere l’essenza stessa del Natale; la cosa che sto cercando di descrivere è ciò che rispecchia questi antichi quanto (a mio vedere) preziosi istanti di magia. Non nego di essere fiero di far parte di quella schiera di persone che mantengono dunque la volontà di coltivare tutto quello che tale ricorrenza porta con sé.

Il Natale, senza star lì a disquisire su chi avrebbe stravolto o approfittato della commemorazione per renderla festa religiosa in scala planetaria che poi è diventata a sua volta qualcosa di consumistico all’ennesima potenza bla bla bla che al mercato mio padre comprò (cit. del Maestro Branduardi), è di fatto l’unica festività in grado di scavare nel profondo della nostra coscienza; sta poi a noi coglierne la profondità e usarla come mezzo di connessione per avvicinarsi agli altri con benevolenza. Cerco di spiegarmi meglio perché come spesso accade, spiegare il proprio pensiero e ciò che muove dentro non è cosa proprio immediata. Credo sia assolutamente doveroso indignarsi e chiedersi il perché di fronte a tutti i soprusi, le ingiustizie, le azioni illecite alle quali siamo quotidianamente di fronte. Ma credo, soprattutto per chi come me è genitore, sia altrettanto giusto alimentare nel nostro enorme piccolo la magia dei gesti gentili. Anche perché, magari spinti da questi momenti, può essere la volta buona per sensibilizzare in primis se stessi ad un’educazione emotiva che troppo spesso si perde tra mille altre priorità e convinzioni. Il tutto senza proporre false ipocrisie, regali costosi o comportamenti in vetrina, solamente cogliendo il momento fermandosi ad esempio a osservare i riverberi dell’ambiente circostante; è un esercizio questo che permette di donare la propria parte di luce che servirà poi ad addobbare il grande albero del quale tutti siamo diramazioni. È un obbligo questo? Certamente no e nemmeno ci tengo a renderla una cosa terapeutica; ma posso assicurarvi che se tutti riuscissimo a guardare maggiormente con occhi velati da questa sorta di pura e magica gentilezza, anche gli altri giorni dell’anno potrebbero ricordarci un po’ di più che il Natale non è poi qualcosa di così irraggiungibile. Detto questo, vi auguro col cuore di passare in serenità e come meglio potrete questi giorni di festa.