I MIEI PRIMI ASCOLTI AUTONOMI

Se in termini di tempo dovessi individuare una data che identifichi il periodo preciso nel quale c’è stata una svolta devo pensare al momento che va dalla fine delle scuole medie all’inizio di quelle superiori. Per quanto mi riguarda tutto ebbe dunque inizio abbastanza precisamente nel (lontano ormai) 1994. Praticamente più di trent’anni fa. Non si è ancora capito di cosa io stia parlando? Dell’argomento che più volte ho toccato trattando la mia amata musica ovvero dell’inizio per me di un ascolto “autonomo” cioè delle prime scelte musicali legate ai miei gusti e all’istinto personale, non quindi dettate da chi ha il merito (e sempre comunque lo avrà) di avermi avvicinato a questa meravigliosa arte. Quando parlo della persona che “ha il merito” mi riferisco a mio fratello, unico impresario e artefice della costruzione delle fondamenta fondamentali (scusate il gioco di parole) mentre io ero ancora un bambino. È esattamente in quei frangenti infatti che c’è stato l’imprinting nel soppesare la musica con un approccio in qualche modo qualitativo, dal rock nazionale al pop di qualità e non solo: Litfiba in primis tra i prodotti italiani, Metallica, Madonna e altri grandi artisti diventati poi autori di pietre miliari per le generazioni seguenti. Il tempo successivo a questa “iniziazione”, ovvero gli anni che sto prendendo adesso in esame corrispondono alla mia adolescenza, dunque un periodo e delle situazioni che non risultano di così difficile lettura; vuoi perché ci siamo passati e ce le ricordiamo bene, vuoi perché le stiamo probabilmente (ri)vivendo adesso con i nostri figli/nipoti. Comunque sia tornando a parlare della mia esperienza, il turbinio di emozioni e la sete di “conoscenza” mescolate a una componente di ribellione tipica del periodo, si trasformarono ben presto in curiosità e acquisti di album che variavano sia per genere che per momento. Una cosa era certa ovvero la mia attrazione (di ieri come oggi) da una parte per le parole, che in qualche modo parlavano la stessa lingua delle mie diverse emozioni, dall’altra per i suoni che accendevano e allo stesso tempo placavano i miei istinti sonori che correvano anche molto velocemente oltre il rock. È così che, conforme a quello che oggi è diventata pratica assai diffusa, mi armavo delle mie cuffie che in qualche modo mi isolavano dalle persone e dal resto delle cose che a volte non volevo proprio sentire. C’era però una grande differenza tra quanto descritto ora a quanto accade invece adesso: il dispositivo che riproduceva la musica. Il più diffuso (e anche il più vecchio tra i due) è stato il famoso Walkman, marchingegno che probabilmente molti di quanti stanno leggendo questo pezzo non hanno mai nemmeno preso in mano. Successivamente è apparso il lettore Cd portatile, apparecchio molto più delicato rispetto al predecessore ma che al conto dei fatti non è mai riuscito a incalzare il più blasonato fratello maggiore. Questa modalità di ascolto era così diversa rispetto ai sistemi odierni da renderla molto difficile da spiegare in poche parole. Ma ci provo lo stesso.

Punto primo: entrambi gli apparecchi erano qualcosa di ingombrante e sufficientemente voluminoso da implicare una certa attenzione per garantirsi l’ascolto e la durata degli stessi; cassette e Cd andavano tenute in una custodia a parte e mentre le si ascoltava non cisi poteva permettere di certo scossoni altrimenti si inceppavano e “saltavano”; punto secondo (e per me ancora più rilevante) quando decidevo di ascoltare qualcosa, a prescindere fosse con musicassetta o Cd, questa scelta era accompagnata “dall’impegno” di portare a termine tutto l’ascolto anche se ogni brano, com’è normale che fosse, non mi piaceva allo stesso modo. Mica è roba da poco questa. Diciamo che rispetto al passato ancora più remoto già avere la possibilità di ascoltare musica in movimento e non solo quindi in un luogo preciso aveva rivoluzionato tutto, però c’era comunque più cura per qualcosa che ora si sta perdendo sempre più. Il fermarsi. Ora abbiamo la possibilità di stancarci e di giudicare se un’esperienza ci va bene o no nel tempo di un click. Nel tempo di una “skippata” come si dice oggi (ovvero il salto da un brano all’altro in qualsiasi piattaforma online che ci permetta di ascoltare dei brani). Mi ritengo fortunato di aver vissuto i miei anni, dove cercavo e ricercavo il significato di un album all’interno del susseguirsi dei brani. Dentro i negozi di dischi prima e poi dentro il cappuccio della mia felpa. Ora infatti gli artisti da cosiddetti “concept album” sono sempre meno, i più sono votati alla produzione di singoli “prendi o lascia”. Senza nulla togliere a chi lo fa e senza divagare molto nel tema, era importante per me ora sottolineare che il mio avvicinarmi alla musica è stato da subito qualcosa di totale e di esclusivo, a braccetto con le sensazioni e i messaggi che un pezzo mi trasmetteva con il proprio contenuto. Contenuto che ho sempre ricercato nella musica che a mio sentire trasmettesse anche emozioni.

2 Replies to “I MIEI PRIMI ASCOLTI AUTONOMI”

  1. Aurora says:

    Articolo molto ben scritto (come sempre) e nel quale mi rivedo moltissimo. Adoravo il walkman, molto meno il lettore cd, perché ferma proprio non ci stavo e saltava tutto continuamente. Ricordo nella disperazione di averne comprato anche uno più ‘costoso’ con una specie di funzione ‘anti shock’ di cui non ricordo il nome..
    Comunque bravo, Davide, sopratutto perchè tutta questa fame di musica ti ha portato ad oggi a scovare gruppi e stili talmente particolari che quasi nessuno ascolta 🤭 Viva la Musica!

    1. davide libralato says:

      E’ vero, il walk-man aveva meno problemi nelle situazioni in movimento, oltretutto era più tascabile. Grazie per il tuo supporto e per l’attenzione che riservi per le mie parole.

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